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Giornata mondiale delle emoticons

Progetto di Cinzia Villella
Categoria Marketing

Giornata mondiale delle emoticons: è corretto utilizzarle sui social aziendali?

 

La storia delle faccine


La prima faccina abbozzata comparve già nel 17’ secolo in una poesia dell’ inglese Robert Herrick.
Nel corso degli anni sono stati in diversi a seguire instintivamente le sue orme, forse in un tentativo di rappresentare più intensamente un' emozione dove le parole sembravano non bastare.

Troviamo piccole tracce in diverse parti del mondo, nei posti più insospettabili, come nella trascrizione di un discorso di Abraham Lincoln del 1862, dove compare una faccina con un occhiolino! Errore di battitura o emoticon?

Negli anni ’70 invece, il giornalista francese Franklin Loufrani iniziò a stampare un chiaro viso sorridente giallo vicino a tutte le buone notizie pubblicate sul giornale, per trasmettere positività :-)

Le emoticon, per come le conosciamo oggi, si sono evolute in Giappone grazie al grafico Shigetaka Kurita, che nel 1998 fu incaricato di istituire i primi simboli con cui i giapponesi potessero comunicare sul telefono senza le parole, e si sono diffuse in tutto il mondo a macchia d'olio grazie ai social media.

Emoticons deriva dal termine giapponese “emoji" che significa “pittogramma”, è infatti quello lo scopo per cui sono nate: rappresentare il significato delle parole.

Amate oppure odiate, a seconda dei punti di vista, sono le celebrities della scrittura di questo secolo.

Le faccine hanno rivoluzionato il nostro modo di comunicare a tal punto che il prestigioso Oxford Dictionary ne ha eletta una nel 2015 come ‘parola dell’anno’!

 

Giornata mondiale delle emoticons
 

Ma sulle pagine social aziendali, si chiedono in tanti, è corretto esprimersi attraverso le emoticons?


Inutile chiederlo a Jeremi Burge, fondatore di Emojipedia.org, che ha istituito il 17 luglio come la ‘giornata mondiale delle emoticon’ con lo scopo di "promuovere l’uso delle emoji e diffondere il senso di gioia che portano con sé”.

E’ facile inserire emoji per integrare il senso di una frase, per enfatizzare il senso di un testo o per catturare l’attenzione di chi scorre tra i post, ma appunto non tutti ne sono entusiasti.

C’è chi le ripudia ed afferma che specialmente quando inserite sui post di una pagina aziendale sono inappropriate e poco professionali.

 

Quello che consigliamo noi, in quanto Social Media Manager, è di utilizzarle con buon senso.


Le pagine aziendali di Facebook, Instagram, Twitter e di tutti gli altri Social Network non sono le nostre pagine personali.

Il nostro compito di Social Media Manager è di trasmettere al meglio i valori dell’azienda per cui gestiamo la pagina e comunicarne la storia, i servizi e i prodotti in maniera originale, autentica e creativa.

A volte un’emoticon aiuta a guadagnare più confidenza con gli utenti, altre volte rischia di far perdere fiducia, abbassando il livello della comunicazione.

Altre volte, le emoticon sono molto pratiche. Molti contenuti social si stanno evolvendo e sono più articolati rispetto al passato, dove 'minimal' era la parola d'ordine.

Oggi, per esempio molti influencer utilizzano le proprie pagine come mini-blog, dove amano raccontarsi e condividere il più possibile.
O ancora alcune aziende condividono concetti importanti, persino studi scientifici, e hanno bisogno di rendere la comprensione di questi argomenti da parte del pubblico il più semplice possibile.

Ecco allora che le emoticon entrano in gioco, catturando l'attenzione e spingendo l'utente a continuare a leggere, dando un senso di leggerezza e facendo apparire i paragrafi di un testo più semplici da leggere.

 

Il potere dei contenuti
 

E’ molto importante riflettere bene sul messaggio che vogliamo trasmettere e valutare se un’emoticon è essenziale per esaltarne l’espressione o se è un tentativo di colmare una lacuna linguistica.

Il potere dei contenuti è forte, non sottovalutiamolo e non poniamoci limiti!

 

 

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